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| Un booklet poggiato sulla scrivania. Il cronista, di fretta, lo ha dimenticato aperto. Sta con l’estremista edile dell’1.9.9.6, insieme posano l’orecchio sul bicchiere progettando l’educazione all’inverso di una creatura che appartenga loro. Che sia un figlio, una casa, un web log, un airbag che sopravvive ai satelliti. O solo un grande sasso. |
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Oggi vi racconto una storia.
La storia di un povero uomo che un giorno rincasando, trova sul gradino fuori dalla porta di casa, una gru ferita da una freccia. Una volta portata dentro, gli toglie la freccia, la accudisce e cerca di farla tornare in buona salute. Ma subito dopo averla liberata, una donna compare sul gradino fuori dalla porta. Una donna bellissima della quale si innamora perdutamente e la sposa. Poiché però sono necessari tanti soldi, sua moglie si offre di tessere dei grandi panni di seta che poi potrebbero vendere al mercato, ma soltanto alla condizione che l'uomo acconsenta a non guardarla mai mentre lavora al telaio. Cominciano così a venderli e a vivere una vita agiata. E man mano i guadagni aumentavano l'uomo cominciò a chiedere alla moglie sempre più tessuti, non notando come nel frattempo la salute della moglie si stesse incrinando. Così, l'avarizia e la curiosità dell'uomo lo portarono a guardare nella stanza dove la moglie stava lavorando, per carpire il segreto di quelle stoffe così desiderabili. E fu scosso nello scoprire che al telaio c'era una gru che cogliendo le piume dal suo stesso corpo, le tesseva facendone stoffe preziose. La gru, vedendolo, volò via e non tornò mai più.
Ora, non chiedetemi quale sia la morale o il significato celato in tutto ciò. E comunque se non lo trovate cercatelo nel traduttore automatico di Google, che deve essersi perso lì. Quello che so è che "La moglie gru" è un vecchio racconto popolare giapponese, ed è la leggenda che ha ispirato "The Crane wife" il quarto album dei Decemberists, in uscita il 3 ottobre. Un concept album quindi, come quelli di una volta, con tanto di suite da dodici e
più minuti ("The Island: Come And See, The Landlord's Daughter, You'll Not Feel The Drowning") e brani in più parti come "The Crane Wife" appunto. E c'è persino un brano - "Yankee Bayonet (I Will Be Home Then)" - nel quale Colin Melloy duetta con Laura Veirs. Un lavoro davvero incantevole e maturo, nel quale i Decemberists sembrano aver ritrovato la vena poetica dei primi lavori. E visto che stavolta esce per una major, la Capitol, spero non ci vogliano quattro mesi per averlo come per "Castways and Cutouts".
Ecco, appunto... "Castways and Cutouts", lo riascoltavo giusto oggi mentre in macchina andavo ad un colloquio di lavoro a cui tenevo molto. Guidavo e cantavo "Here I Dreamt I Was An Architect", che un po' è la mia canzone (dopo 1.9.9.6. ovviamente). Ho avuto quel lavoro. Così domani mi rimetterò al telaio a tessere preziosissime stoffe.

*** dario's corner:
se poi, finito di ascoltare disco, che mi piace sempre di più, vi va di leggere un libro io opterei per "The Lost Language Of Cranes" di David Leavitt. Il m-i-o libro preferito di sempre. La Lingua Perduta Delle Gru. In quanto libro frocio ne esiste anche un film frocio anni '90, in cui i froci vestivano sempre un po' così. Prima il libro, però, vi prego.
